L'esigua importanza demografica ed economica della nostra
terra non ha consentito - specialmente nei secoli più antichi - la formazione
di una sua storia autonoma ed indipendente da quella delle altre più vaste
istituzioni politiche e religiose cui apparteneva. Pertanto la sua storia viene
ad identificarsi con quella delle istituzioni politico-religiose di cui, di
volta in volta nel tempo, Novate era venuta a far parte. Questo è il motivo,
per il quale la storia di Novate viene necessariamente presa in esame, in
relazione alla sua appartenenza, rispettivamente: al contado della Martesana,
al contado di Milano, al feudo di Desio, e al feudo di Novate, con Roserio.
Fino al secolo scorso, il nostro Comune si chiamava
semplicemente Novate; poi però, per non confonderlo con altri due centri della
Lombardia con lo stesso nome (Novate Brianza, frazione del comune di Merate in
provincia di Como e Novate Mezzola, comune della provincia di Sondrio), nel
1862, gli fu aggiunto quello di Milanese.
Situata a nord, nord-ovest di Milano, Novate è posta a 146,76
m. sul livello del mare, e risulta individuata dalle due seguenti coordinate
geografiche: 45° 31' 54",439 di latitudine nord; 9° 8' 29",508 di longitudine
est.
Per quanto riguarda poi il più probabile significato del suo
nome, ci sono diverse teorie. La più fondata, sembra quella che fa derivare il
nome Novate dal nome latino di "novatum", che significa: campo rimesso a
coltura, dopo un lungo periodo di riposo; il che risulterebbe ulteriormente
confermato anche dall'accertata antica origine agricola della nostra terra.
Il primo, più antico documento che ricorda Novate, è una
pergamena, datata Trenno 17 marzo 877, che si trova conservata nell'Archivio
dei Canonici della basilica di S. Ambrogio di Milano. Si tratta di un atto
notarile, redatto da un certo notaio Dominator, che contiene il verbale della
presa di possesso di alcune terre di Novate, da parte di due sacerdoti della
basilica di S. Ambrogio di Milano, la quale le aveva ricevute in eredità da un
certo giudice Averolfo.
In quel tempo, Novate, dal punto di vista religioso, faceva
parte della cosiddetta Pieve di Bollate. Le pievi, come forse è noto, sorsero
in Lombardia verso la metà del secolo V, come le prime circoscrizioni
territoriali religiose dell'antichità; circoscrizioni che, di norma, si
identificavano e si sovrapponevano a preesistenti distretti territoriali,
celtici o romani, di natura politica o amministrativa.
Atto notarile del 27 Marzo 877, relativo alla presa di possesso di
alcune terre di Novate, redatto su pergamena dal notaio Dominator. È il più
antico documento della storia di Novate, del quale ci sia giunto il ricordo.
(Milano, Archivio della Canonica di S. Ambrogio).
Dal punto di vista politico, Novate faceva invece parte del
contado della Martesana. A questo riguardo sembra utile ricordare che il
contado era una vera e propria circoscrizione territoriale, di natura
politico-amministrativa, in cui venivano ripartite tutte le terre agricole, che
in quel tempo attorniavano la città di Milano. In particolare, il contado della
Martesana, comprendeva all'incirca tutte quelle terre situate fra Milano ed il
Lago di Como.
Pur dipendendo politicamente dal contado della Martesana,
Novate, se pur molto indirettamente, aveva peraltro certamente risentito delle
movimentate vicende politiche che si maturavano nella vicina città,
assoggettata, via via, nel tempo, ai conti Carolingi (840), al governo del
conte associato all'arcivescovo (964), al governo comunale (1065), alla
signoria dei Della Torre (1240), ed a quella dei Visconti (1277).
Peraltro, in numerosi documenti notarili del X e dell'XI
secolo, Novate viene costantemente denominata come un "vicus", ossia come un
borgo agricolo periferico; "vicus", che si contrapponeva al "pagus", ossia al
centro urbano che stava a capo della pieve, che era Bollate.
Proprio in questo lungo periodo storico, due dati
particolarmente interessanti per la storia di Novate: in un atto notarile
redatto a Novate nell'aprile dell'anno 1042, risulta contenuta la prima, più
antica testimonianza dell'esistenza, in quel periodo, di una chiesa dedicata a
S. Protasio, che costituisce il primo ricordo della nostra chiesa parrocchiale;
in un atto di vendita di alcune terre, redatto a Milano il 2 dicembre 1234,
figura invece, per la prima volta, il ricordo di un Pietro da Novate, che
costituisce forse il più antico ricordo di un membro di questa antica e
illustre famiglia lombarda, che ha tratto nome ed origine dalla nostra terra.
Lo stemma di questa famiglia (miniato per la prima volta nel Codice Trivulziano
del XV secolo, conservato nella biblioteca del Castello Sforzesco di Milano), è
costituito da sei fasce orizzontali gialle e rosse, alternate, sovrapposte da
una banda trasversale azzurra, caricata dalla figura di un leone d'argento.
Proprio da questo antico emblema araldico è stato ricavato l'attuale stemma del
nostro Comune.

Atto notarile dell'Aprile 1042, relativo alla
vendita di alcune terre, redatto a Novate dal otaio Pietro. E' il primo che
ricordi l'esistenza di una chiesa di Novate dedicata a S. Protazio. (Milano,
Archivio di Stato).
Nel 1385, in forza di un decreto di Giangaleazzo Visconti,
Signore di Milano, la pieve di Bollate - e pertanto anche la terra di Novate -
viene scorporata dal contado della Martesana, e viene aggregata al contado di
Milano; contado, questo, che comprendeva tutte le terre della campagna lombarda
che circondavano la città, finoa circa 10 miglia da questa.
Più intimamente collegata, in tal maniera, al contesto
politico di questa città, Novate ne aveva quindi seguito tutte le movimentate
vicende politiche: dall'estinzione della signoria viscontea nel 1447, alla
breve parentesi della repubblica ambrosiana, fino alla instaurazione, nel 1450,
della nuova signoria degli Sforza.
Stemma del ramo dei Visconti, Duchi di Milano: . (Novate Milanese,
Portale della casa dí Via Madonnina).
Cominciano intanto a farsi conoscere, in diversi documenti, sia pubblici che
privati, i nomi di alcuni personaggi della famiglia da Novate; fra questi,
ricorderemo: Vincenzo, ingegnere e consulente del Consiglio dei XII di
Provvisione nel 1391; e Antonio, ingegnere del Comune di Milano nel 1450.
Ma fra tutti questi personaggi, il più importante - senza
dubbio - risulta essere Bertola da Novate, ricordato nella nostra città dal
nome di una via.
Bertola da Novate era un valente ingegnere idraulico, che si
era specializzato nella progettazione e nella costruzione di canali e navigli.
Diventato ingegnere ducale nel 1456, sotto Francesco Sforza, Bertola risulta
abbia lavorato a diverse opere pubbliche, fra le quali: il naviglio di Parma
(1455), il naviglio di Mantova (1456), il naviglio di Bereguardo e Binasco
(1457), il naviglio della Martesana (1457- 1465), il naviglio di Cremona (1461)
ed il Castello di Milano (1474).
Proprio in questo particolare periodo storico, si inserisce
anche il ricordo di un antico legato testamentario novatese.
Con suo testamento del 24 agosto 1451, il novatese Montolo
Bossi legava al Consorzio della Misericordia di Milano (una delle più antiche e
ricche Opere Pie di quella città), diverse terre da lui possedute a Novate; con
l'onere però, posto a carico di questa Opera Pia, di far celebrare in perpetuo,
il giorno anniversario della sua morte (il 26 agosto), 12 Messe nella chiesa
parrocchiale di Novate; e di far distribuire ai poveri di quella città, in
perpetuo, in quello stesso giorno, 2 moggia di pane di frumento, ben cotto.

Lettera di Bcrtola da Novate a Francesco I Sforza, Duca di Milano,
datata 14 Dicembre 1456 Vi si parla dei lavori relativi alla costruzione del
Ponte diBassignana. (Milano, Archivio di Stato).
Da questo documento si ricava poi anche un dato di notevole interesse storico:
il nome del primo, più antico titolare della nostra chiesa parrocchiale, di cui
ci sia pervenuto il ricordo: il rev.do Antonio de Lucino (1451).
Dieci anni dopo la stesura di questo testamento, un dato di
particolare importanza per la vita religiosa della nostra città: nel 1461, per
spontanea iniziativa di un gruppo di pii novatesi, sorge il primo nucleo di
quella che sarebbe poi diventata la Scuola, o meglio la Confraternita, della
Natività della Vergine Maria; una numerosa ed attiva Confraternita,
proprietaria di diverse terre della zona, la cui attività sarebbe
ininterrottamente durata fin verso la fine del 1700, allo scioglimento di tutte
le confraternite religiose decretato dal governo imperiale austriaco.
Il 1476 costituisce un anno particolarmente importante per la
storia di Novate. Infatti, in forza di un suo decreto del 13 giugno 1476, il
duca di Milano Galeazzo Maria Sforza stralcia, da quella data, la terra di
Novate dal contado di Milano, e, con un certo numero di altre terre
circumvicine, la inserisce in un feudo da lui appositamente costituito - il
feudo di Desio - investendone contestualmente una sua cortigiana: Lucia
Marliani. Da questa data, pertanto, la storia di Novate si divarica da quella
del contado di Milano, per seguire definitivamente le sorti del feudo desiano.

Antiche piante delle due chiese novatesi di
SS. Gervasio e Protasio (in basso), e di S. Dionisio (in
alto). Secolo XVI. (Milano, Archivio Arcivescovile).
A questo proposito, sembra forse utile ricordare che il feudo,
in quell'epoca, era di norma costituito da un certo numero di terre, che il
duca conferiva ad una persona, o a titolo gratuito, per qualche benemerenza
acquisita dall'infeudato nei suoi confronti, o a titolo oneroso, mediante
l'esborso di una certa somma di denaro, per ottenerne un utile; somma, che
normalmente veniva versata dal feudatario alla Regia Camera Ducale, la quale
costituiva il più elevato organo centrale che amministrava i feudi camerali.
L'infeudato, peraltro, al quale era riservato di norma - il diritto di
amministrare la giustizia sul suo territorio e di percepire i proventi di
alcuni dazi e gabelle, doveva, a sua volta, prestare giuramento di fedeltà al
sovrano concedente, impegnandosi a soccorrerlo, anche materialmente, in caso di
necessità.
Succeduti, nel frattempo, nel feudo, alla Marliani, i due
figli naturali da lei avuti dal duca Galeazzo Maria Sforza: Galeazzo e
Ottaviano Sforza (futuro Vescovo di Lodi), nel 1512 Luigi XII di Francia - che
nel frattempo aveva occupato militarmente il ducato di Milano - eleva il feudo
desiano alla dignità di contea.
Dopo movimentate vicende politiche e militari, che vedono il
ducato di Milano, alternativamente, nelle mani degli Sforza e dei francesi,
Francesco I di Francia, nel 1520, investe della contea di Desio Ottaviano Ro.
Tornati ancora una volta gli Sforza a Milano, Francesco Il Sforza annulla però
la precedente investitura, ed investe nuovamente del feudo desiano Galeazzo
Ferrario, nel 1524.
Quattro anni dopo quest'ultima infeudazione, un importante
avvenimento di storia novatese.
Il Senatore ducale Bernardino Busti, che possedeva a Novate
diverse terre, con suo testamento del 28 maggio 1529, nomina suo erede
universale il Luogo Pio Elemosiniero della Misericordia, di Milano. A questo
riguardo, però, pone a carico di questa Opera Pia, un onere ben preciso: quello
di far costruire dopo la sua morte, a Novate, una chiesetta dedicata a S. Celso
(l'attuale chiesetta del Gesiö), nella quale far celebrare quotidianamente, da
un cappellano nominato dallo stesso Luogo Pio, una Messa a suffragio dell'anima
del suo fondatore.
Ma torniamo alle vicende del fendo desiano. Morto nel 1530 il
conte Galeazzo Ferrario, senza figli maschi, il duca di Milano Francesco Il
Sforza, il 21 febbraio 1529, investe della contea di Desio, Vespasiano Roadino,
cavallerizzo ducale. Questi, non si sa per qual motivo, dopo poco, la
restituisce alla Regia Camera Ducale; e pertanto, ridivenuta disponibile, l'11
settembre 1530, il duca Francesco Il Sforza concede la contea di Desio a
Giacomo Gallarati.
Nel frattempo matura un avvenimento particolarmente importante
per la storia religiosa di Novate. Con un suo breve del 30 marzo 1541, Papa
Paolo In riconosce canonicamente la Confraternita della Natività della Vergine,
di Novate, confermandone gli antichi Statuti ed approvando l'operato di questo
pio sodalizio, anche per quanto da questo svolto nei secoli passati.
Proprio all'incirca in questo particolare momento storico, si
inserisce la figura di un altro illustre novatese, ricordato a Novate dal nome
di una sua via: lo scultore Bernardino da Novate. Bernardino da Novate, fra
l'altro, risulta essere stato l'autore della statua del patrizio genovese
Cattaneo Pinelli (Genova, 1555), delle due statue della Fama e della Vittoria,
situate agli estremi del mausoleo del Duca Giangaleazzo Visconti, nella Certosa
di Pavia (1560), e della tomba del nobile genovese Ceva Doria, nella chiesa di
S. Maria della Cella di Sampierdarena (1574).
Ma torniamo ancora a Novate, per ricordare due fatti di una
certa importanza. Il primo, è costituito dalla visita pastorale effettuata alla
nostra parrocchia, il 25 e il 26 luglio 1573, dall'Arcivescovo di Milano, il
Cardinale Carlo Borromeo; il quale, fra le altre numerose "ordinazioni"
impartite al parroco, aveva anche ordinato di far costruire una chiesa nuova e
più grande di quella allora esistente.
Il secondo è costituito invece dalla compilazione del primo
"stato delle anime" della nostra parrocchia, redatto il 25 aprile 1574. Lo
"stato delle anime" costituiva un vero e proprio censimento di tutti i
componenti della parrocchia, e conteneva la elencazione nominativa di tutti i
cittadini di Novate (792 anime), con la indicazione - per ciascuno di essi -
dell'età e della sua professione.
Ma torniamo ancora al fendo desiano. Morto, senza eredi
maschi, l'ultimo feudatario della conte di Desio, il conte Guido Gallarati, la
Regia Camera Ducale rientra nel possesso del feudo desiano; fendo, che la
stessa Regia Camera, il 7 maggio 1580, rivende all'asta - per 63.000 lire
imperiali - a Giorgio Manrique de Lara. A partire da questa data, la nostra
terra rimarrà pertanto infeudata alla famiglia Manrique, esattamente per 96
anni.
Circa una trentina di anni dopo che i Manrique erano diventati
i nuovi titolari del feudo desiano, e più esatta
mente nel 1613, Filippo III di Spagna eleva la conte di Desio
alla dignità di marchesato. Come forse si ricorderà, infatti, cessata la
dinastia degli Sforza, il ducato di Milano, nel 1535, era stato occupato
militarmente dall'Imperatore Carlo V d'Asburgo, re di Spagna.
Proprio in questo stesso anno 1613, viene condotta, nella
nostra parrocchia, una delle più dettagliate e complete visite pastorali di cui
ci sia pervenuto il ricordo: quella effettuata dal Canonico Giovanni Stefano
Giussano.
Cinque anni dopo questa importante visita pastorale, due dati
di notevole interesse storico: il ricordo del nome del primo Sindaco di Novate
di cui ci sia pervenuto il ricordo: Luigi Carcano (1618); e la esecuzione dello
splendido dipinto ad olio, che ancora oggi adorna una delle pareti della nostra
chiesa parrocchiale: la Natività della Vergine, eseguito da Camillo
Procaccini nel 1618. Tela, questa, verosimilmente commissionata al valente
artista emiliano, dalla Confraternita della Natività, di
Novate, per ornare la cappella della chiesa parrocchiale, in cui questa era
solita officiare.
Dopo aver brevemente ricordato la terribile pestilenza di
manzoniana memoria - che aveva infierito, anche a Novate, nel 1630, non ci
rimane che tornare a considerare le sempre agitate vicende del marchesato di
Desio.
Nella determinazione di liberarsi delle terre costituenti il
fendo di Desio, la famiglia Manrique, a partire dal 1674, dà inizio a tutta una
serie di atti di vendita, il primo dei quali è proprio quello relativo alla
nostra terra. Con atto del 19 aprile 1674, il marchese Giovanni Manrique
retrovende infatti le terre di Novate e di Roserio, già facenti parte del fendo
desiano, alla Regia Camera Ducale. In conseguenza di questo atto, Novate viene
definitivamente scorporata dal feudo desiano, del quale aveva seguito le sorti
per poco meno di 200 anni.
Lo stesso giorno che le terre di Novate e di Roserio erano
state acquistate dalla Regia Camera Ducale, questa le rivende - per la somma di
9.240 lire imperiali - a Carlo Pogliaghi.
In forza di questa vendita, intervenuta il 19 aprile 1674,
Novate diventa il centro di un nuovo feudo, di cui fa parte con la vicina terra
di Roserio, sottoposto - forse solo più nominalmente che sostanzialmente - alla
famiglia dei marchesi Pogliaghi.
Pochi anni dopo questa nuova infeudazione, e più esattamente
nel 1683, il Luogo Pio Elemosiniero della Misericordia di Milano, fa redigere
un documento denominato comunemente "cabreo" - che contiene la descrizione di
tutte le terre di Novate, che, in quell'epoca, erano di proprietà di questa
antica Opera Pia milanese. Questo documento, si è rivelato di particolare
interesse per la nostra storia, in quanto, non solo ci consente di individuare
- con una certa approssimazione -l'ubicazione di numerose, antiche località
terriere del nostro comune, il cui nome risulta oggi ormai quasi completamente
dimenticato, ma anche di conoscere, ad esempio, l'ubicazione dei due antichi
mulini di Novate, il percorso dei numerosi fontanili che un tempo solcavano
l'abitato della nostra città, ed altre interessanti notizie. Pochi anni dopo
che il trattato di Rastadt aveva definitivamente sanzionato il passaggio della
Lombardia all'Austria (1714), viene realizzato un atto di particolare interesse
economico per la storia di Novate: la compilazione, nel 1722, del primo vero e
proprio catasto del nostro comune; catasto, che dal nome del suo propugnatore,
avrebbe poi preso il nome di catasto di Carlo Vi. Questo documento, conservato
nell'Archivio di Stato di Milano, si rivela - per noi - molto interessante, in
quanto non solo ci consente di conoscere la forma e la estensione delle diverse
proprietà terriere di quel tempo, con il nome dei loro rispettivi proprietari
ma anche di poter studiare dettagliatamente la configurazione topografica del
centro urbano del nostro comune, nella prima metà del 1700.

Tavola contenente la raffigurazione di parte del tracciato del
torrente Garbogera, di Novate, del 1 Marzo 1757, (Milano, Archivio IPAB, ex
ECA).
Nell'estate del 1733, scoppia frattanto a Novate una breve, ma violenta epidemia
di vaiolo.Due anni dopo, nel 1735, tornati a Milano i gallo-sardi, proprio
nelle terre vicino a Novate, vengono combattute -fra il gennaio e l'aprile di
quell'anno - una lunga serie di scaramucce, fra truppe gallo-sarde e truppe
imperiali austriache; scontri, che provocano la morte, sul nostro territorio,
di 52 militari sardi facenti parte del reggimento di "Tarantasia".Nel
frattempo, nonostante questi avvenimenti guerreschi, la parrocchia di Novate
continuava ad essere periodicamente visitata dai suoi Arcivescovi. Fra le
numerose visite pastorali condotte in questo periodo, per la loro completezza,
e per la loro importanza, meritano di essere ricordate le tre seguenti: quella
eseguita nel 1688, dall'Arcivescovo di Milano Cardinale Federico Visconti;
quella eseguita nel 1709, dall'Arcivescovo Cardinale Giuseppe Archinto; e
quella condotta nel 1747, dall'Arcivescovo Cardinale Giuseppe Pozzobonelli.
Nel 1770, un dato demografico di notevole interesse: la
realizzazione del primo, vero e proprio censimento del nostro Comune. I
risultati risultano essere i seguenti: 970 abitanti, dei quali 494 uomini e 476
donne.
Nel 1786, un altro importante avvenimento cittadino:
l'inaugurazione del nuovo Cimitero; come noto, infatti, prima di questa data, i
defunti venivano seppelliti o, in chiesa, o nel piccolo Cimitero che
anticamente si trovava situato accanto alla chiesa parrocchiale.
Da una curiosa documentazione conservata nell'Archivio di
Stato di Milano, relativa alla seconda metà del 1700, si ricava che le
pubbliche riunioni del Comune di Novate, venivano tenute, in quel periodo,
sulla piazza della chiesa. Quando però il tempo era inclemente, queste venivano
trasferite in una stanza della casa di un certo signor Giuseppe Barone, che si
trovava situata nei pressi della chiesa; il Barone, a questo titolo, percepiva
infatti un canone di lire 15 all'anno.
Verso la fine del 1700- e più esattamente fra il 1786 ed il
1793 - in ottemperanza ad un decreto del governo austriaco, viene sciolta -
come già si è detto - l'antica e benemerita Confraternita della Natività della
Vergine, di Novate e i suoi beni vengono venduti all'asta, a favore della Regia
Amministrazione Generale del Fondo di Religione, che li aveva in precedenza
incamerati.

Manifesto del 4 Novembre 1793, mediante il quale la Regia
Amministrazione del Fondo di Religione metteva all'asta la vendita di alcuni
beni di Novate, di proprietà della soppressa Confraternita della Natività della
Vergine. (Milano, Archivio di Stato).
Nel frattempo, peraltro, la lunga storia feudale di Novate
stava per giungere al suo epilogo.In forza di una legge del 30 dicembre 1800,
il governo francese, instaurato in Lombardia, abolisce definitivamente tutti i
diritti feudali in questa regione. In conseguenza di questa disposizione,
venuto a cessare il vincolo di soggezione che legava gli abitanti della nostra
terra, alla famiglia dei marchesi Pogliaghi, loro ultimi feudatari, Novate,
dopo 324 anni, si libera finalmente e definitivamente da ogni vincolo di natura
feudale.
Con la fine del regime feudale, la storia di Novate, dal 1800,
viene praticamente ad identificarsi con quella della Lombardia.
Ricorderemo quindi, in questo periodo, l'avvento di Napoleone
nel 1800, la costituzione della Repubblica Italiana nel 1802, l'incoronazione
di Napoleone re d'ltalia nel 1805, ed infine, nel 1814, il Congresso di Vienna,
che avrebbe definitivamente decretato il passaggio della Lombardia all'Impero
Austriaco.
Su questo sfondo politico, particolarmente movimentato, solo
poche note di storia novatese: la costituzione, nel 1801, della prima Opera Pia
di Novate, l'Opera Pia Bollini, che aveva come suo scopo principale quello di
costituire annualmente una dote, per una fanciulla povera di Novate; e la lunga
serie dei nomi dei Cappellani dell'Oratorio della Misericordia (il Gesiö),
nominati periodicamente dagli Amministratori del Luogo Pio Elemosiniero della
Misericordia, di Milano, i quali traevano questo loro diritto-dovere,
dall'accettazione, nel 1529, del testamento del Senatore ducale Bernardino
Busti.
Seguono, nel frattempo, alcune notizie relative alla nostra
chiesa parrocchiale: nel 1815 viene allungata la sua navata centrale, mentre
sui due fianchi vengono costruite due nuove navate laterali; nel 1824 viene
ampliato il coro; mentre nel 1829 viene ristrutturato tutto il campanile, che,
in quella occasione, viene anche dotato di un nuovo concerto di 5 campane.
Per quanto concerne poi l'anno 1853, abbiamo due notizie
particolarmente interessanti. La prima è costituita dal ricordo della
costituzione, proprio in quell'anno, di una nuova Opera Pia novatese,
denominata Opera Pia Carrera; questa nuova Opera Pia prevedeva, fra l'altro,
anche la corresponsione annuale di una dote, ad una fanciulla povera della
città.
La seconda, riguarda invece la traslazione delle ossa del
Senatore Bernardino Busti, all'interno dell'Oratorio dei SS. Nazario e Celso
(il Gesiö), da lui istituito con il suo testamento del 1529. La traslazione era
avvenuta a Novate il 25 luglio 1853, per iniziativa degli Amministratori del
Consorzio della Misericordia di Milano, erede universale dei beni lasciati dal
Busti.
Dopo la seconda guerra d'indipendenza del 1859, Novate e la
Lombardia si liberano definitivamente dall'occupazione austriaca, ed entrano a
far parte del Regno di Sardegna; il 17 marzo 1861, Novate entra quindi,
finalmente, a far parte del nuovo grande Stato unitario, costituito dal Regno
d'Italia.
Dopo l'entrata di Novate nel grande Stato unitario italiano,
possiamo ricordare ancora due brevi, ma interessanti notizie.
La prima, è quella relativa al R.D.13 Novembre 1862 n. 982 in
forza del quale la denominazione del nostro Comune, da Novate, veniva
definitivamente modificata in quella di Novate Milanese.
La seconda, è quella che si collega invece al ricordo dei
primi Sindaci di Novate - di cui ci sia pervenuta notizia - dopo l'unità
d'Italia; questi risultano siano stati rispettivamente: Vincenzo Cajo, Sindaco
nel 1866; e Pietro Gianetti, Sindaco del nostro Comune nel 1869, e nel 1873.

N. de Fer, Les environs de Milan, Parigi 1702; scala di 5
miglia italiane = 35 mm.; incisione in rame 229 x 345 mm. Il geografo del Re di
Francia Nicolas de Fer (1646-1720) incluse questa carta, interessante per
l'ampia scala e la ricchezza di toponimi, nel suo Atlas Curieux pubblicato
a Parigi nel 1705